Montedidio – Erri De Luca
“Montedidio”: un breve capolavoro senza età
E’ la prima volta che leggo Erri De Luca: il suo modo di raccontare rapisce, lasciando senza parole. Il racconto è breve e si legge tutto d’un fiato. Scritto in un italiano fluido, accompagnato da immancabili cenni di napoletano, necessari a dare pennellate di colore al tutto.
“…In italiano perché è zitto e ci posso mettere i fatti del giorno riposati dal chiasso del napoletano“. Anche se “l’italiano è una lingua senza saliva. Il napoletano invece tiene uno sputo in bocca e fa attaccare bene le parole”.
Il romanzo è ambientato in un quartiere di Napoli, la collina di Pizzofalcone nota, appunto, con il nome di Monte di Dio. “Sopra questo quartiere di vicoli che si chiama Montedidio, se vuoi sputare in terra non trovi un posto libero tra i piedi”.
La Napoli del romanzo è quella descritta da Pino Daniele, la “Napule mille culure e mille paure”, con le sue storie e i suoi personaggi.
“… Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia …”
Ma Napoli è anche “na carta sporca”. Il protagonista, un ragazzino di 13 anni che si vede costretto a diventare adulto alla svelta per sottrarre la fidanzatina alle attenzioni del padrone di casa, impara in fretta un lavoro suo. Impara anche l’italiano e l’ammore, quello con la emme doppia.
Lassù, a Montedidio… “a iurnata è ‘nu muorzo …“
“… Non è tutta buona la crescita del corpo, la scoperta delle cose nuove che imparo a fare. Cresce insieme anche il malamente. Insieme a me, alla forza del braccio di liberare il bumeràn cresce una forza amara, capace di attaccare. Uno stagno di solfatara si è messo a bollire dentro la testa e mi ha fatto triste di intenzioni. Così sono gli uomini all’improvviso, così? La mossa sbagliata di un altro schioda un coperchio e salta fuori il sangue maligno …”
La storia è a tratti romantica, ma non solo, e si svolge ai lavatoi, situati nel punto più alto del quartiere, il Monte di Dio, dove due ragazzi si rifugiano per vivere la loro storia e per raccontarsi le storie degli altri, di quelli che vivono in parallelo con la loro vita. Lì il ragazzo si allena in segreto a far volare un magico pezzo di legno, il suo “bumeràn”. Ed è lì che “la mezzanotte di capodanno esplode come un cratere, libera voli, spalanca precipizi“.
“Napule è a voce de’ criature che saglie chiane chiane. E tu sai ca nun si sule”. E se fosse proprio questo il messaggio di Erri De Luca?
annagi

