Quando passato e presente si sovrappongono…
“Non ora, non qui” – breve ed intenso primo libro di Erri De Luca.
“Porta già impressi in ogni frase i segni di un vero scrittore. Un tono di voce che appena si coglie diventa inconfondibile, e l’integrità di uno sguardo che sa mettere nel giusto fuoco i pensieri e i sentimenti. Qui la memoria non è consolazione, ma è un dramma. E il tempo gioca un suo gioco crudele stabilendo distanze insormontabili tra chi narra e la materia del proprio racconto. Una luce bianca e densa come quella che filtra da nuvole alte bagna queste pagine… Leggendo questo libro che rievoca i momenti di un’infanzia trascorsa a Napoli e per sempre scomparsa, ho ripensato a quell’immagine struggente che dice con assoluta e trasparente immediatezza il dolore per la vita che tutto cancella e ci rende estranei a noi stessi e al nostro passato” (Raffaele La Capria)
“Novvoglio parole”
“Non le tue di conforto rifiutavo, ma quelle del rimprovero, date in cambio dei colpi e che volevano marcare lo scambio di queste con quelle, la differenza”
“Si impara tardi a difendersi dalle parole”
Erri De Luca, rievoca l’infanzia nella sua Napoli, in “Non ora non qui”,
attraverso un immaginario discorso rivolto alla madre. “Però c’era la nostra casa: contenne tutta la mia infanzia, le tue parole amare, l’aria che ci mancava, il silenzio di papà che arrivava tardi la sera, stanco di chilometri. Noi dormivamo già, voi chiudevate la porta, parlavate un poco, ascoltavate la radio. Era quella la vita regalata, la sola conosciuta, la sola condizione amata”.
Parla anche del padre, ed anche di sè, il “bambino che non chiedeva”. Il bambino con tante cose in testa che impediscono alle parole di uscire fluentemente. E incespicano. “Non riuscivo a parlare bene. Mentre la mente comandava la prima lettera, la bocca premeva per emettere l’ultima. Ero balbuziente per fretta di concludere”.
E tutto in un passato che quasi si sovrappone al presente “Ora l’autobus si scuote, trema il vetro e ho un brivido di freddo. Vedo ancora il tuo cappotto pesante, la borsa, ma non gli occhi. Non so più se guardi verso di me”.
E poi “un giorno di domenica tornasti a casa e raccontasti di avere visto un uomo morire in un autobus”
annagi
