L’amicizia tra Elena e Lila nel racconto di Elena Ferrante

“L’amica geniale”: un rapporto di “amore-odio” ambientato  a partire dagli anni cinquanta

“Care lettrici, cari lettori, provate a leggere questo libro e vorrete che non finisca mai”: questo è quanto c’è scritto nella quarta di copertina.

Ho letto e riletto mille volte questo commento, durante le pause di lettura del libro (tante!). E’ mai possibile che solo io non riuscivo a trovare un valido motivo per continuare a leggere? Mi sentivo “emarginata”. Ma anche incompetente, sebbene abbia spesso pensato che il successo del libro fosse dovuto solo all’alone di mistero creato intorno alla vera identità dell’autrice.

Sono riuscita, infine, ad andare avanti lo stesso. Lentamente. Concedendomi grandi pause che mi facevano perdere il filo del racconto ed anche la voglia di arrivare fino all’ultima pagina. Ma alla fine, in qualche modo, ce l’ho fatta, anche se con la sensazione di insoddisfazione che non mi ha abbandonato mai, durante la lettura.

Ma perché il libro non mi attraeva?

Le aspettative erano troppe? Avrei preteso di più dal racconto di quest’amicizia al femminile, nata tra due bimbe, prima, e poco più che adolescenti alla fine del racconto? La copertina troppo banale e antica? Lo stile un po’ piatto? Strano, infatti, che io non abbia avuto la tentazione di sottolineare qualche frase….

Abbandonavo, così, su uno scaffale della libreria, “L’amica geniale”, assieme a delusione e aspettative disattese.
Rileggevo, però, appena mi capitava, i commenti sul web. Tutti positivi!

“Il romanzo è molto piacevole, le considerazioni anche sociali sono ben mimetizzate nel testo. Ci sono aspetti originali e idee che trattengono sempre l’attenzione del lettore: la smarginatura, la perdita di realtà delle cose, l’esplosione della pentola di rame”. “Bla, bla, bla,,,”

Così mi convincevo, sempre di più, di essere io dalla parte del torto. Forse non era il momento giusto per leggere. O forse lo era ma non lo sapevo ancora.

Ma fra i tanti commenti più o meno convincenti, mi colpì l’unico che, a parer mio, poteva far riflettere: “L’incipit è favoloso con la scomparsa di Lila. E’ come se l’incipit ci dicesse che effettivamente Lila non è esistita davvero se non nella testa di Elena, o che la vera Lila è quella che lei ha in testa e che ha chiuso dentro il romanzo”

E allora, chi era Lila? Ma, soprattutto, che fine aveva fatto l’amica geniale?

 

annagi